Gli scandali e come affrontarli

Non scandalizzare i piccoli

Studio n.4


 

 

 

 “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare.”  (Matteo 18:5)

          Veramente, quando mai abbiamo sentito Gesù usare un linguaggio così duro: chi è motivo di scandalo, sarebbe meglio sommergerlo in fondo al mare? Evidentemente, se c’è una cosa che Lo fa indignare, questa è proprio la conseguenza terribile dello scandalo: sofferenza e dolore, particolarmente per i più indifesi: i bambini.

         Non ci rendiamo conto abbastanza di quanto le discussioni familiari, i litigi fra genitori, le critiche più o meno aperte nei confronti di conoscenti, o anche semplicemente le trasmissioni televisive - che con gran leggerezza guardiamo o lasciamo guardare ai nostri bambini – influenzino negativamente tutta la famiglia ed in particolare i più piccoli. Non siamo abbastanza pronti ad afferrare i segnali d’allarme che scorgiamo negli atteggiamenti e nei discorsi che i nostri figli fanno: essi sono scandalizzati, e noi semplicemente lo ignoriamo! Signore, facci più sensibili e attenti!

         Qualcuno ha detto: I bambini sono come spugne, assorbono tutto ciò che vedono e sentono. Spesso se lo portano dietro per tutta la vita. Io sono stato fortunato, ho avuto un’infanzia felice. Non ho mai visto i miei genitori alzare le mani, e con grande saggezza evitavano discussioni o liti in presenza di noi bambini. Mi hanno insegnato ad onorarli con il loro esempio, anche perché rispettavano, curavano ed amavano i miei nonni senza badare a sacrifici.

         Per altri non è stato così, anzi, hanno subito ogni genere di violenza. Per alcuni, questo è avvenuto addirittura in istituti dove sarebbero dovuti crescere circondati da affetto e invece sono stati maltrattati. Molti di loro, in età adulta, si sono convertiti a Cristo e hanno confessato di aver rifiutato di credere in Dio per anni e anni a causa di quanto avevano dovuto subire da piccoli.

          A questa categoria di “piccoli” possiamo aggiungere anche tutti i semplici e gli indifesi. A tal proposito, l’apostolo Paolo insegnò che per amore del fratello più debole, bisogna anche esser pronti a rinunciare ai propri diritti: “non far cosa alcuna che possa essere di intoppo al fratello” (Rom. 14:21) “Perciò, se un cibo scandalizza il mio fratello, io non mangerò mai più carne, per non scandalizzare il mio fratello” (I Cor. 8:13). Attenzione: rinunciare ai propri diritti non significa annullare o minimizzare la Parola di Dio, cui tutti dobbiamo attenerci scrupolosamente.

          Certo, i deboli devono a loro volta crescere e diventare forti: “siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare siate uomini compiuti” (I Cor. 14:20 NR); finchè questo non avviene, occorre nutrirli di latte poiché sono “bambini in Cristo” (I Cor. 3:1). Il primo anno di vita è fondamentale per il corretto sviluppo di un bimbo: così, il primo anno di conversione è certamente il più importante per chi “nasce di nuovo”. In questo periodo così delicato il neo-credente deve ricevere i fondamenti della sana dottrina; Iddio provvede per lui non solo una speciale protezione, ma anche la vicinanza di credenti maturi che lo possano sostenere finchè da solo non impari a camminare per fede. Guai a scandalizzare un credente, e per di più appena convertito, perché non ha ancora potuto sviluppare quelle “difese immunitarie” contro il virus dello scandalo, che provengono dall’esperienza e dalla profonda conoscenza delle Scritture.

          Personalmente, ringrazio Dio per il pastore e i fratelli che mi hanno consigliato e curato nei primi passi, quando frequenti erano i miei sbagli dovuti allo zelo senza conoscenza o alla giovinezza.  Quanto  ricordo con  piacere  le  risposte  bibliche ai  miei  quesiti, e le preghiere alzate per me, e l’amore degli anziani nella fede!

             Stavo pregando a “squarciagola”, e mi sentivo così felice! Ad un tratto sentii una mano posarsi sulla mia spalla, guardai e vidi un anziano credente che mi sussurrò: Più piano! Oh, come reagii dentro di me! E questo che vuole? Come si permette di disturbarmi mentre prego? Tacqui, preso da pensieri antipatici. Alla fine del culto, l’anziano servo di Dio mi si accostò, mi salutò e mi baciò con grande affetto: poi mi disse, con una gentilezza che non scorderò mai, poche parole di ammaestramento, scusandosi per il suo intervento e spiegandomi che nell’assemblea non c’ero solo io, e che Dio è ordine. Commosso, lo ringraziai ed imparai una necessaria lezione. Ho amato quel fratello così severo e dolce, fino al giorno che Dio lo chiamò a sé.

          Se impariamo a riprendere e correggere con amore, non scandalizzeremo mai nessuno: “Meglio riprensione aperta, che amore nascosto... L’uomo che corregge sarà, alla fine, più accetto di chi lusinga con la sua lingua” (Prov. 27:5; 28:23 NR).

          A questo punto urge parlare della sensibilità e del tatto. Sono queste le virtù che addolciscono i rapporti umani, rendendo possibili relazioni fra individui così diversi quali noi siamo. Alcuni però hanno una sensibilità difettosa che potremmo definire a “senso unico”, per cui essa diventa un problema che si chiama suscettibilità; tali persone desiderano essere trattate con tatto, ma non fanno la stessa cosa con gli altri. Di grande aiuto c’è la parola di Gesù: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro: perché questa è la legge ed i profeti” (Matteo 7:12). Signore, insegnaci ad essere gentili e delicati, come Tu hai fatto con noi: “Bisogna venire in aiuto ai deboli, e ricordarsi delle parole del Signor Gesù, il quale disse Egli stesso: Più felice cosa è il dare che il ricevere” (Atti 20:35).

Alberto Mungai

 

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