Gli scandali e come affrontarli

Non scandalizzarti !

Studio n.7


 

 

       

“...è venuto Giovanni non mangiando nè bevendo, e dicono: Ha un demonio! è venuto il Figliuol dell’Uomo mangiando e bevendo, e dicono: Ecco un mangiatore e un beone, un amico dei pubblicani      e dei peccatori!” (Matteo 11:18-19)

          Alcuni si scandalizzano facilmente. Un piccolo ostacolo, qualcosa che non va liscio e inciampano. Così erano i Farisei: tutto quel che Gesù faceva li scandalizzava.

·     Farsi profumare e baciare i piedi da una peccatrice?  Disgustoso! (Luca 7:39).

·     Pranzare con i pubblicani e i peccatori?  Che cosa poco dignitosa! (Matteo 9:11).

·     Rimette i peccati? Bestemmia! (Marco 2:7)

·     Caccia i demoni?  Ha uno spirito immondo! (Marco 3:30).

·     Dice di essere Dio? Lapidiamolo! (Giovanni 10:33).

     Durante il culto, il pastore chiese se qualcuno poteva suggerire un inno adatto alla preghiera. Fu proposto un cantico, che però era chiaramente più adatto al tempo delle testimonianze; il pastore gentilmente ne preferì un altro, tutti approvarono e cantarono con trasporto. Al termine della riunione, una donna scandalizzata andò a rimproverare aspramente il pastore, e - senza ascoltare le sue ragioni - gli disse che non aveva il diritto di frenare in quel modo la “libertà dello Spirito”: da quel momento la vedemmo molto di rado.

     Quale dev’essere la nostra posizione nei confronti di queste strane  persone, cui  non va  mai bene  niente, che si scandalizzano per un nonnulla? Questo atteggiamento rivela debolezza di coscienza (I Cor. 8:7-13) e immaturità.

         Maturità! Che bella parola! A persone mature è rivolto l’appello di Paolo: “Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi” (Col. 3:13 NR), e ancora: “Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno?” (I Cor. 6:7). L’atteggiamento di chi, a fronte di un qualsivoglia evento, se ne va sbattendo la porta della chiesa è sintomo di carnalità, di superficialità e di egoismo. Tant’è vero che spesso, grazie a Dio, queste stesse persone, dopo un periodo più o meno lungo di riflessione, ritornano umiliate e sono amorevolmente riaccolte e perdonate.

         L’immaturo spesso tende a fare di ogni erba un fascio, cioè criticare tutti indistintamente; si crede “più savio di sette uomini che danno risposte sensate” (Prov. 26:16) e perciò non tollera riprensioni di alcun tipo.

         L’immaturo non ammette i suoi errori. Chi sa chiedere scusa, è veramente maturo. L’immaturo, infine, tende a non agire; non sbaglia mai, perché non fa mai nulla!

         Considerato tutto ciò, sopportiamo e superiamo le situazioni difficili, come fece Gesù, che anziché scandalizzarsi di ladri, pubblicani e meretrici, portava loro la buona novella della grazia. Lui, il Santo, si circondò di poveri peccatori penitenti! In verità, il Signore s’indignò per l’ipocrisia, per la durezza del cuore degli increduli, per la falsificazione della verità operata dai mercanti del tempio (Matteo 21:12,13), riconoscendo dietro tutto questo l’azione del diavolo e del peccato.

         Assomigliamo a Gesù anche in questo! Affrontiamo con decisione  le situazioni,  senza   spaventarci, senza turbarci di nulla, ma essendo saldi nella verità e non lasciandoci smuovere i piedi dalla Roccia della nostra salvezza. “Vi ho dette queste cose, affinchè non siate scandalizzati” (Giov. 16:1).

 

C’è però un fenomeno più subdolo, meno appariscente, che fa soffrire molti cristiani nel loro intimo: gli auto-scandali. Teniamo presente il concetto originario di scandalo, come ostacolo:   ebbene,  Gesù  afferma che possiamo essere un ostacolo - Skandalon - a noi stessi!

        “Se la tua mano ti fa cadere in peccato (lett. ti scandalizza), tagliala:  meglio è per te entrare  monco nella vita, che avere due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile” (Marco 9:43 NR). Il fatto che l’evangelista Marco posizioni queste dure  parole  di  Gesù  subito dopo   la “macina da mulino” al collo degli operatori di scandali, e che il concetto sia rafforzato per ben  tre  volte con  vari esempi di amputazione (mano-occhio-piede), deve catturare per forza la nostra attenzione. Come consuetudine ebraica, pare assodato che Gesù stesse parlando per “iperbole”. Non ci sembra che alcuno dei discepoli abbia preso alla lettera il Maestro - altrimenti avremmo la testimonianza biblica di qualche mano monca - : possiamo quindi tirare tutti un sospiro di sollievo! Resta però il fatto della gravità dell’auto-scandalo. Gesù vuole metterci in guardia contro il pericolo che qualche parte del nostro corpo, non controllata dallo Spirito Santo, ci diventi una trappola o un ostacolo. Riadattando un proverbio latino, potremmo dire che un corpo sano - con delle azioni sane - dipende da una mente sana, guidata e controllata dallo Spirito Santo. “Tutte le cose vere... onorevoli... giuste... pure... amabili... di buona fama... in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri” (Filipp. 4:8). L’auto-scandalo conferma che nel credente le due nature, quella carnale e quella spirituale, sono in continua opposizione: “Camminate per lo Spirito, e non adempirete i desideri della carne” (Galati 5:16). Tanti scoraggiamenti, tante depressioni, tanti momenti di avvilimento e di sconfitta interiore possono dipendere da questo. Sì, forse riusciamo anche a perdonare di cuore chi ci fa del male, ma non riusciamo a perdonare noi stessi. Riusciamo a giustificare le debolezze altrui, ma condanniamo le nostre al punto da disprezzarci. Preghiamo con fede per altri, ma non per noi stessi, perché ci sentiamo degli indegni peccatori. Una voce maligna arriva a sussurrare alle nostre orecchie: Vergogna! E tu saresti un cristiano? Con che coraggio continui a presentarti davanti all’Iddio santo? Dio non ti accoglierà mai più!

         Eppure, è proprio da qui che parte la riscossa, dal disperare totalmente di noi stessi: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo - anche in se stesso -, e che fa della carne il suo braccio! Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno, e la cui fiducia è l’Eterno!” (Ger. 17:5,7). In un tale credente, “non v’è in lui nulla che lo faccia inciampare (letteralmente: scandalizzare)” (I Giov. 2:10).

          Domandiamoci: stiamo forse servendo il Signore con le nostre forze, le nostre capacità? Stiamo confidando nelle nostre buone opere per la nostra salvezza, o nella nostra fedeltà? Non è piuttosto la Sua fedeltà, il Suo amore, la Sua Parola immutabile che ci dà la certezza della salvezza? Non è piuttosto l’opera del Calvario, quando il Salvatore crocifisso gridò: Tutto è compiuto! e la cortina del tempio si squarciò per il mezzo? Sì, è così, alleluia, posso gridare con gioia! Sono salvato perché Gesù è il Mio Salvatore! Per la mia salvezza confido in Lui, soltanto in lui, e son persuaso che Egli mi preserverà fino alla meta. “Se siamo infedeli, Egli rimane fedele, perché non può rinnegare Se stesso” (II Tim. 2:13). Guardando a Lui non inciamperò giammai, nè giammai sarò confuso (I Pietro 2:6). E allora sarò in grado di vivere una vita santa, perché “io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” (Fil. 4:13).

Alberto Mungai

 

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