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Virtù cristiane Ministudi Studio n. 2 L'AUTONOMIA
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Definizione. L’autonomia del credente è quella virtù che gli consente di vivere la propria vita spirituale mediante un rapporto diretto e personale con Dio. Il cristiano maturo è quello che resiste alle prove e alle difficoltà, anche se dovesse restare solo. Con questo non vogliamo dire che si può fare a meno della chiesa e del sostegno dei fratelli, nè che sia segno di spiritualità l’isolarsi! Vogliamo dire che essendo forti si possono aiutare gli altri, essendo deboli si dipende dagli altri. Il cristiano autonomo sa andare a Dio per rifornirsi di ogni bene spirituale; conosce la potenza della preghiera “nella cameretta” (Matteo 6:6). Egli ha un senso del dovere sviluppato; essendo costretto dall’amore di Cristo, evangelizza il prossimo senza bisogno di sprone alcuno; in ogni servizio è pieno di zelo e di iniziativa, è un trascinatore, è di buon esempio ai fratelli e alle sorelle; viene al culto per dare un apporto positivo. La sua autonomia spirituale lo porta ad isolarsi dai contesti frivoli e mondani, perchè lo spinge dove più c’è bisogno. Le sue posizioni non cambiano, essendo fondate sulla Bibbia. Egli è puntuale, fedele, affidabile; generoso, umile e tenace; una motrice e non un rimorchio, una colonna e non una zavorra. Il cristiano autonomo ha un solo obiettivo (Galati 1:10,16).
L’esempio perfetto: Gesù. Gesù dimostrò, nel suo ministerio, una perfetta autonomia. Già a dodici anni sapeva stare solo senza spaventarsi (Luca 2:46-51). Lo Spirito Santo lo condusse nel deserto e lì, in totale solitudine, digiunò quaranta giorni e fu tentato dal diavolo (Luca 4:1). Gesù amava le folle bisognose e volentieri le ammaestrava; predicava nelle sinagoghe e guariva gli ammalati, ma sapeva anche appartarsi per avere comunione col Padre (Marco 1:32-39). Alla fine del suo ministerio stava per essere abbandonato da tutti i discepoli, ma si fortificava nel Padre (Giov. 16:32). Certo, anche Gesù sentiva il bisogno del conforto umano (Matt. 26:36-38). Ma seppe rimanere saldo per l’aiuto del Padre, e portò a termine la Sua preziosa opera di salvezza al Calvario (Giov. 19:30).
Saper stare soli con Dio. Stare con i fratelli è un bisogno secondario; stare con Dio è un bisogno primario. L’aiuto dei fratelli può venir meno, quello di Dio no! Eppure a volte capovolgiamo questa scala di valori, e ci ritroviamo a stare tanto con i fratelli e poco con il Signore. Dio chiama al servizio quelli che sanno stare soli con Lui! Abramo (Gen. 13:14), Giacobbe (Gen. 32:24), Mosè (Esodo 3:11,12). Dio vuole incontrarci nella solitudine (Osea 2:14). La solitudine è una grande opportunità, perchè ci libera dalle influenze mondane e dalle distrazioni, affina la riflessione, prepara al servizio. Dio non ci chiama ad essere eremiti (sarebbe una forma di egoismo) ma a prepararci con Lui e per Lui, ad assorbire le Sue virtù per risplendere come luci nel mondo (Giov. 13:15-17).
Alberto Mungai
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