Virtù cristiane

Ministudi

Studio n. 6   LA CRESCITA

 


 

 

 

    Crescere significa svilupparsi, evolversi, progredire, migliorare se stessi. Ogni credente DEVE CRESCERE (I Pie. 2:1-3) nella vita spirituale, cosi' come avviene per la vita di un bambino: nascita (NUOVA NASCITA), fanciullezza (BAMBINI IN CRISTO), maturita' (SPIRITUALI). Ogni credente deve passare per queste tre fasi (I Cor. 3:1,2; Ebrei 5:12-14). 

    La NUOVA NASCITA ci introduce alla vita spirituale (Giov. 3:3; Rom. 6:4). Dio, come un Padre amorevole, come l'aquila con la sua nidiata (Deut. 32:10,11), controlla accuratamente i nostri "primi passi" nella grazia, e nella sua bonta' ci mette a fianco delle "balie spirituali", cioe' quei fratelli e quelle sorelle MATURI che vivono nella comunita'.

     Poi c'e' la fase in cui siamo BAMBINI IN CRISTO. Secondo il vocabolario, bambino e' l'uomo dalla nascita fino alle prime esperienze personali. E' bambino quindi chi e' inesperto, semplice, puerile, in via di sviluppo e quindi non in grado di prendere del CIBO SODO, ma solo il LATTE; non sa ancora tenere in mano una forchetta e masticare, ma solo di farsi prendere in braccio ed essere allattato.

     Il bambino in Cristo, per ovvie ragioni, non si sa ancora esprimere, e' insicuro, manifesta la sua dipendenza dagli altri, non prende ancora atto dei bisogni del prossimo, non produce ancora molto frutto.

    Se questa fase si prolunga oltre il normale (diciamo il primo anno di conversione), allora c'e' qualcosa che non va.

     Se continuano a manifestarsi in noi le caratteristiche del "bambino in Cristo", la Bibbia ci definisce CARNALI, cioe' "attratti ancora dalle cose carnali" in contrapposizione a quelle spirituali.

    Il credente carnale non ha scuse per la sua instabilita' (Ef. 4:14; Giac. 1:6-8) ne' per la sua insensibilita' alle cose spirituali (I Cor. 3:3,4), e neanche per la sua sterilita' (II Pie. 1:5,8). Pietro stesso, che era un apostolo e viaggiava in compagnia di Gesu', manifesto' la sua carnalita' piu' di una volta (Matt. 16:22,23; Giov. 13:37,38).

     Anche noi possiamo stare con Gesu', ascoltare la Sua Parola, persino pensare di amarlo... ed essere carnali, perche' non conosciamo bene ne' Lui ne' noi stessi.

    L'UOMO SPIRITUALE ha quindi delle caratteristiche peculiari, in contrapposizione all'uomo carnale. Egli manifesta:

 · AUTONOMIA, che viene dall'INDIPENDENZA, da un rapporto non mediato ma vivo e   reale con Cristo (COMUNIONE PERSONALE): Gal. 1:16; I Gv. 2:27.

· ESPERIENZA che viene dall'USO delle potenzialita' che Dio gli ha dato (Eb. 5:14,             ESPERIENZA PERSONALE). E' il frutto che ognuno deve portare (Giov. 15:8,16; Gal.             5:22).

· CONOSCENZA della profonda volonta' di Dio mediante lo studio (I Tim. 2:15; 3:14-17;             Prov. 2:1-6; Col. 1:9-10), e conseguentemente si e' di EDIFICAZIONE per il prossimo             (Filemone 7; IMPEGNO PERSONALE). 

    La crescita dei singoli membri del corpo di Cristo (e quindi la loro maturazione, la loro SPIRITUALITA') deve necessariamente portare alla crescita della chiesa locale.

    Naturalmente, cio' non significa che non si creano problemi o difficolta', perche' bisogna ricordare che non tutti si convertono nello stesso istante e che non tutti maturano alla stessa velocita' (...per colpa sempre della carnalita'!).

 Pertanto nella chiesa locale troveremo:

 1. I SIMPATIZZANTI, I CURIOSI e GLI IRRIDUCIBILI: tutti quelli che non sono nati di nuovo, compresi i figli dei credenti.

 2. I NEOCONVERTITI: fonte di grande gioia per tutta la chiesa, rappresentano una boccata d'aria fresca per l'ambiente, grazie al loro entusiasmo genuino e alla loro totale disponibilita'. Occorre però trattarli con particolare tatto e saggezza, proprio per rispetto alla loro “acerbità”.

 3. I CARNALI: quelli che non si sottomettono mai completamente al Signore e conseguentemente neanche ai conduttori della comunita'. Sono riconoscibili anche da questi sintomi: alti e bassi clamorosi,  suscettibilita' acuta accompagnata dalla autocommiserazione,  atteggiamenti di scarsa o falsa umilta', critica nei confronti dei fratelli, incapacita' di mantenere impegni, scarsa puntualita' o assenza dai culti senza motivi validi ecc. ecc., insomma quelli che vanno a "rimorchio" e costituiscono un peso per la comunita'. Se qualcuno dovesse riconoscersi in questa diagnosi, la medicina e' una terapia intensiva di preghiera e comunione con Dio, oltre alla riconciliazione con i fratelli.

 4. GLI SPIRITUALI (non gli "spiritualoni", che sono un altro gruppo di carnali), cioe' coloro che pacatamente manifestano maturita', saggezza, zelo, e le caratteristiche del frutto dello Spirito. 

    La crescita della chiesa deve essere:

    1) NUMERICA (Atti 2:47; 9:31);

    2) POTENTE  (Atti 5:12);

    3) IN CRISTO (Ef. 4:13-15), alla Sua statura, nell'attesa del Suo ritorno.

     In conclusione: la Chiesa cresce se i principi biblici vengono applicati dai membri: se ognuno conquistasse un'anima a Cristo ogni anno, l'anno dopo saremmo il doppio e due anni dopo il quadruplo. Non sarebbe bello?

    Se non cresciamo... rischiamo di spegnerci (Ap. 3:1-3).

 

Alberto Mungai

 

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