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Virtù cristiane Ministudi Studio n. 8 LA DISCIPLINA unico rimedio contro il peccato che così facilmente ci avvolge (Ebrei 12:1)
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Cari fratelli e sorelle, e se io cadessi ancora? Non vi meravigliate: pensate forse che non sia possibile? Io posso cadere quanto e più di voi, e so anche il perché. Perché l’indisciplina porta alla sicura caduta. Il versetto di Ebrei descrive il peccato come una rete che circonda ed avvolge i credenti con facilità. Quant’è vera questa parola! Il non lasciarsi avviluppare dal male è l’impegno di tutta una vita. Eppure, mettendo in pratica la Parola di Dio, la vittoria sarebbe sempre solenne e duratura. E’ ovvio quindi che, alla base di tutte le mie cadute e di tutte le tue cadute (...scusami se non cadi mai!) c’è la disubbidienza e la superficialità. Il processo della caduta avviene generalmente in maniera ”delicata”. E’ come un’automobile parcheggiata senza freno a mano: basta un lieve pendio, un invisibile dislivello, ed essa prima impercettibilmente, poi sempre più velocemente si dirigerà verso la sua sorte finale... e quante sono le probabilità che si fermi da sola, senza alcun danno? Non è più probabile, anzi certo, che si schianterà contro un ostacolo? La disciplina personale, o autocontrollo, è il freno a mano del credente: essa porta alla sicura vittoria.
La disciplina va esercitata rigorosamente e totalmente , senza indulgenza verso se stessi, con pugno di ferro. Io tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù (I Cor. 9:27), diceva Paolo, non “tratto duramente il corpo di Cristo” (i fratelli). Eh sì, come siamo pronti a vedere il bruscolo nell’occhio del fratello! Però Paolo non aveva il tempo di farlo, perché era troppo impegnato con se stesso. La mancanza di disciplina personale si riconosce anche da questo: passi più tempo a giudicare te stesso o a giudicare gli altri?
La disciplina spirituale implica la negazione dei nostri diritti è l’affermazione categorica della sovranità del Signore Gesù Cristo. Lui comanda, noi ubbidiamo; Lui regna, noi serviamo; Lui guida, noi Lo seguiamo. Quello che Lui vuole deve essere ciò che noi vogliamo. Se la Sua volontà diventa la nostra, e lo potrà essere solo per la nostra quotidiana scelta, allora potremo chiedere ed ottenere ogni cosa in preghiera. Ma non dovrai mai pretendere nulla, perché nulla ti è dovuto, tutto ti è donato.
La disciplina deve prescindere dai nostri sentimenti e dalle nostre sensazioni deve piegare la nostra giornata alla volontà di Dio, altrimenti la nostra giornata ci piegherà alla sua volontà. Essa non si applica dunque “quando ci sentiamo”, ma sempre e metodicamente. Gesù era metodico nella Sua orazione a Dio, nella Sua personale “cameretta”; i primi discepoli erano tutti i giorni assidui al tempio (Atti 2:46), non un giorno sì e due no. Gesù disse a Pietro, nel momento forse più difficile e cruciale, quello dell’agonia del Getsemani: Non sei stato capace di vegliare con me...? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione: lo spirito è pronto, ma la carne è debole (Marco 14:38). Solo la preghiera disciplinata e costante allontana da noi il peccato, e allora anche noi, come Gesù, saremo sì tentati, ma senza peccare (Ebrei 4:15). Quando la tentazione viene, opponiti, non prestare il petto ai dardi del maligno! Nella misura in cui saremo disciplinati, saremo vincitori: è così, non c’illudiamo che possa essere diversamente; non credere a chi presenta il cristianesimo come una passeggiata spensierata verso il Cielo, perché lassù ci si arriva portando la croce, certo, con lacrime, ma anche con la pace e la gioia dello Spirito Santo, perché la profonda soddisfazione del credente e la sua felicità stanno nel proprio diminuire e nel Suo crescere (Giov. 3:30).
La disciplina si deve attuare a partire dalle piccole cose. La nostra vita non è fatta di grandi cose o eventi eccezionali, ma di tante piccole cose a volte insignificanti (Zac. 4:10; Cant. 2:15): ogni giorno dobbiamo prendere delle decisioni che renderanno di noi delle persone sante o delle persone inadatte al servizio del Signore. La frase di scusa: Che male c’è? è spesso suggerita dal peccato. Il cristiano dovrebbe sempre domandarsi: Che bene c’è? come consiglia la Scrittura (I Cor. 6:12; Fil. 4:11-13). Come cristiani, dobbiamo saper fare a meno di tutto tranne che del Signore. Domandiamoci: qual è il nostro rapporto con la moda, la televisione, le letture, la fratellanza in Cristo, la nostra famiglia? Quali sono i nostri argomenti di conversazione? Quali sono i nostri desideri? Che ambizioni abbiamo nel Signore?
La parola disciplina è sorella della parola discepolo. Un discepolo, o è una persona disciplinata, o non è un vero discepolo. Un discepolo implica un maestro, un insegnante, un correttore. Lo scrittore agli Ebrei ribadisce questo concetto nello stesso capitolo 12, rinforzando il parallelo fra peccato da una parte e disciplina dall’altra (versi 5,7,8 e 11). Le ultime tre volte, la Nuova Riveduta traduce “disciplina” con “correzione”. Quando la tua bussola spirituale si guasta, quando sei smarrito, quando la tempesta si vuole abbattere su te, quando il male sta per sfondare la tua porta allora Dio vuole correggere la tua rotta e mostrarti la via di uscita: Iddio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze (I Cor. 10:13). Infatti, le correzioni e la disciplina sono la via della vita (Prov. 6:23); una dura correzione aspetta chi lascia la diritta via (Prov. 15:10). Dio Padre ci tratta come figli, figli cari, amati e preziosi. Ci cura come la pupilla dell’occhio Suo (Zac. 2:8), è un Dio geloso di noi (Giac. 4:5). A tal fine ci ha fatto dono dello Spirito Santo, il cui frutto è anche l’autocontrollo o temperanza (Gal. 5:22).
La disciplina è quindi parte integrante del processo di santificazione, senza la quale - è bene ribadirlo sempre più spesso, perché viviamo in tempi di lassismo e superficialità - nessuno vedrà il Signore (Ebrei 12:14). Non è forse questa la mia e la tua meta, vedere la faccia del Signore? Protendiamoci verso di essa! Finchè saremo su questa terra saremo tentati. La cosa assurda è che siamo tentati sempre allo stesso modo, e noi ottusamente spesso ricaschiamo negli stessi identici periodici errori già fatti. Non sarebbe logico imparare dagli sbagli passati? Ma questo conferma la veridicità della Parola di Dio, quando afferma per bocca di Paolo: Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene (Rom.- 7:18). Ci siamo arrivati, a capire che siamo inaffidabili, che non possiamo fidarci di noi stessi? Ho capito insomma che io sono polvere? Dobbiamo quindi affidarci ad una persona forte, affidabile, incrollabile. Questa Persona è il Signore: appoggiamoci a Lui! Nel contempo, la nostra parte consiste nel recidere decisamente le cause di tentazione. Se son tentato di fumare, non devo semplicemente nascondere il pacchetto delle sigarette in un cassetto, perché nel momento della debolezza lo troverò facilmente: devo gettarlo via, nel secchio della spazzatura! Dio mobiliterebbe con gioia all’istante legioni di angeli “spazzini”, se i Suoi figliuoli nel mondo - ma che dico? in Italia, a Roma, noi! - si decidessero a sbarazzarsi delle immondizie che - spiritualmente - tollerano nella propria vita e nella propria casa. Se la tentazione trova un canale facile per arrivare alla tua mente ed al tuo cuore, sarà proprio facile la caduta. A camminare sui carboni accesi ci si brucia i piedi (Prov. 6:23). Dobbiamo agire con saggezza, fare le nostre rinunce anche se scomode, anche se ci produrranno lo scherno di amici e conoscenti - e forse di qualche cristiano carnale. C’è un prezzo da pagare (lo sapevi?) se vuoi essere un discepolo vero. Allora, togli via le occasioni di caduta, rendi la strada difficile alla tentazione che ti vuole colpire, vinci il male con il bene (Rom. 12:21). Facciamolo per il bene nostro e dei nostri cari: rimuoviamo gli ostacoli, liberiamoci, per quanto è in nostro potere, delle fastidiose zavorre. Mi rivolgo ai coniugi, particolarmente ai capifamiglia: abbiamo una responsabilità maggiore, in quanto spesso decidiamo non solo per noi, ma anche per i nostri figli. Siamo avveduti, mostriamo un buon esempio, attiviamo la preghiera in famiglia, la meditazione della Scrittura. Ogni nostra caduta non riguarda solo noi stessi, ma si ripercuote su quelli che ci circondano e fanno soffrire di più chi più ci ama: pensiamoci. Dobbiamo essere non incorreggibili, ma irreprensibili. Sono parole simili, ma diametralmente opposte. Salomone ci invita ad amare la disciplina del Signore e la Sua correzione, perché il combattimento nostro è impegnativo (Efesini 6:10-18), ma senza disciplina saremo destinati alla sconfitta, come una città priva di mura (Prov. 25:28). La disciplina e l’autocontrollo sono quei bastioni contro il peccato che dilaga nella società. Sei disposto a stare sulla breccia per il tuo Signore, anche se tanti intorno a te si accontentano di vivacchiare? Che gioia essere liberi e vincitori! Che soddisfazione onorare Iddio e far fuggire l’avversario! “Signore, aiutami ad essere disciplinato”. E’ questa anche la tua preghiera?
Alberto Mungai
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